Il web compie vent’anni: …..Mi piace!

     Il web compie venti anni. Un traguardo importante per l’umanità, che ha vissuto una rivoluzione senza quasi accorgersene. Di fatti il genere umano ha assisto ad una serie improvvisa di innovazioni che hanno cambiato per sempre il suo modo di essere e di vivere. Ognuno di noi, quando si collegava con i primi modem, avvertiva che qualcosa di mai visto prima si stava affacciando. Aspettava con un inconfessato desiderio che il suono del dispositivo terminasse la sua procedura per essere collegati alla grande rete. Anche l’utente meno esigente, che aveva scaricato per esempio WinMX perché consigliato dal sempre presente amico smanettone, provava un senso di potenza quando digitava il titolo di una canzone o il nome del suo gruppo preferito. In un attimo apparivano centinaia di link per essere scaricati e poi a sua volta condivisi. Dalle canzoni a ogni tipo di file, grazie a software peer-to-peer che permettevano la condivisione di milioni di hard disk che a sua volta contenevano milioni di file di ogni genere. L’utente più affamato di conoscenza poteva, al contrario,  ammirare la quantità di informazioni disponibili lanciando il browser Netscape e poi il motore di ricerca AltaVista. Anche qui in un attimo si aveva accesso a “tutta” la conoscenza umana sino a quel momento disponibile, ma soprattutto aggiornata. Non esistendo ancora la telefonia mobile, o almeno come la intendiamo noi oggi, il possedere un account di posta elettronica significava comporre un messaggio e recapitarlo istantaneamente. Ciò rappresentò l’abbandono immediato di forme di comunicazioni che in una frazione di secondo divennero ‘primitive’.

     Nuovi scenari si affacciavano anche nel mondo degli affari. Le aziende commerciali e non potevano veicolare le loro merci o la loro attività creando siti web più o meno sofisticati, in grado di raggiungere in linea teorica ogni computer collegato. Ai canali tradizionali di vendita e di pubblicità si poteva affiancare la rete per aggredire nuovi mercati. Tuttavia lo stesso concetto di scambio tradizionale era destinato a subire un colpo quasi inaspettato. Con la nascita delle aste on-line, dei feedback e delle formule compra subito ma anche del last-minute si verificò un cambiamento nel modo di concepire gli acquisti e al tempo stesso di proporli.

     La successiva possibilità di caricare video portò a nuove evoluzioni che interessarono diversi settori, sia inerente alla sfera personale che professionale o commerciale.

     Insomma, già agli albori si intravedevano dei sentieri che erano destinati a diventare delle vere e proprie autostrade, popolate da utenti sempre interconnessi che viaggiano ad alte velocità.

     Non sono però tutte rose e fiori. Tutela della proprietà intellettuale, privacy, diffusione di virus, trojan, worm, furto di identità, dipendenza dalla rete, controllo e libertà. Questi sono soltanto alcuni dei temi che man mano bisognava e bisogna affrontare.

In questo senso gli argomenti richiamati, siano essi positivi o negativi, e certamente quelli indicati non sono esaustivi ma citati solo a titolo di esempio, presi singolarmente possono sembrare soltanto il frutto di un’evoluzione “normale”, ma se li uniamo, o meglio ancora li mettiamo in interconnessione generano un’esplosione nucleare!

     Il caso più eclatante è l’unione delle potenzialità offerte della rete con quelle di un dispositivo mobile sempre più accessoriato. Dalle fotocamere al GPS, dalla vibrazione ai sensori di movimento, dai giochetti preinstallati ai market evoluti. Così il telefonino diventa un congegno dalle potenzialità sconfinate. L’Italia da sempre tra i primi posti nella diffusione dei cellulari, lamentava un ritardo nella diffusione di internet nelle case. Oggi si può tranquillamente accedere in rete utilizzando solo un telefono mobile evoluto. Ma facciamo un ulteriore legame, quasi come se fosse una formula chimica segreta ma al tempo stesso diabolica, utilizzando i social network, e otterremo la misteriosa miscela esplosiva. Non si parla di altro: Facebook, Twetter, Youtube sono sulla bocca di tutti. I quotidiani in ogni occasione li richiamano. Tutta questa curiosità ha generato un grande interesse a beneficio anche delle connessioni -dati- che sono aumentate in maniera esponenziale. A volte non si capisce se le persone partecipano ad un evento per il solo piacere d’esserci o per pubblicare poi le foto/video su FB. In poche parole se non hai un profilo semplicemente non esisti. Sicuramente i social vanno considerati come un mezzo ed il suo uso può essere virtuoso o patologico come per tutti gli strumenti, ma non possiamo non registrare il fatto che stanno rincitrullendo i più.  Mi colpì una frase di un relatore ad un convegno, il quale parlando dei social  network lamentò il fatto che nel momento in cui si disconnesse per qualche tempo la sua vita sociale si ridusse quasi a zero. Ha mai avuto prima una vera vita sociale o quella a cui si riferiva era solo una “finzione” costruita con i mi piace e i commenti ai post? Mi piace, commenti, foto, video, pensieri, grado di parentela, situazione sentimentale, link di vario genere. All’alchimista diabolico gli si illumina una idea nella sua testa: aggiungiamo l’elemento GPS e il gioco è fatto. Milioni di informazioni vengono registrate e localizzate, archiviate e analizzate o almeno questo può essere fatto in linea teorica. A pensar male si fa presto e si può citare il fatto che l’Italia è al secondo posto per furti di identità. Ma come è possibile? E’ possibile perché così come avviene per i punti del centro commerciale dove l’illusione di avere chissà quali sconti o offerte eccezionali spinge il consumatore a utilizzare una tessera che traccerà tutti i suoi acquisti, così il sogno di vivere una vita del tutto diversa da quella che in realtà è, porta l’utente dei social a pubblicare di tutto, persino le foto dell’ecografia del proprio figlio non ancora nato, la quale poi sarà a disposizione del sito o di altri. Le Aziende sono state costrette ad apporre dei filtri per evitare che i propri dipendenti passassero troppo tempo tra la scheda home e il profilo personale, sempre alla ricerca di qualche frase riciclata o catena di S. Antonio da nutrire. Inutile, ci sono adesso anche gli smartphone. Spesso troviamo persone che fanno una dettagliatissima cronistoria di ogni loro azione o al contrario si fissano sempre sugli stessi argomenti, quasi come se volessero esorcizzare le loro fissazioni o frustrazioni. Tutto ciò è possibile in quanto i computer ci hanno abituato ad ottenere le cose con pochi click, anche a costruire una vita virtuale parallela. Ci hanno abituato a modificare le foto, togliendo quello che non ci piace. Ci hanno abituato a comunicare senza stringerci la mano. Ci hanno “costretti” a dedicare loro la maggior parte della nostra vita.

     Forse la lezione che possiamo imparare da questi venti anni è che qualsiasi idea, nata per sviluppare e migliorare l’esistenza delle persone ma anche e soprattutto per fare soldi, deve poi fare i conti con l’interconnessione la quale, potendosi nutrire di tutte le innovazioni tecnologiche, dopo un po’ potrà vantare una vita propria fino a diventare in alcuni casi un vero mostro che ci condiziona e divora il nostro tempo limitato. Ma diversamente da Polifemo che aveva un solo occhio, i social ne hanno infiniti e sono molto più sofisticati, in grado anche di registrare e conservare tutto per sempre. Allora non ci rimane altro che far appello ancora una volta ad Ulisse.

*Articolo pubblicato sul n° 161 della rivista Beltel

Dennis Ritchie, il genio “incompreso”.

      Il 13 ottobre si è diffusa la notizia che Dennis Ritchie, inventore del linguaggio di programmazione C, del sistema Unix, e fautore della filosofia dell’ “open source” si fosse spento pochi giorni prima all’età di 70 anni. La sua opera è stata di fondamentale importanza se si pensa che le moderne architetture informatiche si basano proprio sul suo inestimabile contributo, ed ancora oggi il suo linguaggio è tra i più apprezzati dai programmatori di tutto il pianeta. Da esso derivano i più moderni C++ e il linguaggio Java. Sistemi operativi come Linux, Windows e Mac Os X girano anche grazie alle idee geniali di Ritchie. La sua morte è avvenuta quasi in concomitanza con quella di Steve Jobs, fondatore della Apple e inventore della filosofia del “think different”, possibilmente però all’interno dei loro sistemi chiusi! In rete e non solo, Jobs ha ricevuto una valanga di attenzioni, di messaggi, di articoli. Le bacheche dei social network ripetevano con trasporto e ossessione la sua celebre frase: “stay hungry, stay foolish”. Ritchie praticamente solo qualche rigo malinconico e il ricordo di tante persone appassionate nei loro blog e nel giro del passaparola, soprattutto tra gli addetti ai lavori. Tutte quelle energie, tutti quei sentimenti tradotti in miliardi di byte, nel giorno del triste annuncio della Apple, si sono mossi con i mattoni di Ritchie. Sembra, che gli stessi mattoni il 13 ottobre si siano fermati increduli, quasi a testimoniare il silenzio, il vuoto incolmabile per il loro padre morto.

Anche il tragico destino ha voluto confrontare questi due grandi uomini facendoli morire a pochi giorni di distanza, entrambi a causa di una terribile malattia della quale nessuno ancora possiede tutti i codici sorgenti per modificarla e renderla innocua. Anche lui ha voluto contrapporre le due filosofie, le reazioni della gente, dei giornali, delle televisioni, della rete. Anche lui ha voluto partecipare all’eterna disputa tra i “fedeli” della mela morsicata e i seguaci oltranzisti del software libero a tutti i costi.

A tal proposito possiamo fare alcune considerazioni. È ragionevole pensare che dal punto di vista del consumatore questa eterna disputa non possa che giovargli, in quanto il prevalere di una delle due concezioni porterebbe ad un peggioramento dei prodotti e ad una minore offerta che al contrario può avere se si mantiene questo dualismo. Se riflettiamo un attimo, da un lato abbiamo invenzioni di alta qualità, estremamente ricercati nei materiali, nel design e molto affidabili. Abbiamo interfacce  “semplici” che permettono l’utilizzo di oggetti molto sofisticati praticamente a tutti. Abbiamo un’idea sottostante che indica come la qualità debba essere pagata se la si vuole mantenere nel tempo. Dall’altro abbiamo la filosofia dell’”open source” che non vuole blindare le sue creazioni, ma vuole unire le intelligenze di molti al fine di ottenere risultati sempre migliori. Abbiamo la volontà di estendere la fruizione dei software e dei contenuti multimediali alla maggior parte delle persone senza costi eccessivi. Abbiamo la convinzione che “l’informatica” debba essere al servizio di tutti. Se diamo un’occhiata agli ultimi smartphone o tablet android noteremo un’attenta cura dei materiali e del design, un sistema decisamente più aperto e flessibile del suo diretto concorrente e la possibilità di utilizzare delle applicazioni gratuite molto valide e complete. Così come Apple, le stesse applicazioni possono avere poi un upgrade a pagamento per le utilità più sofisticate. Tutte le applicazioni sono facilissime da usare e non richiedono particolari configurazioni per un utilizzo normale. A tutto questo si è arrivati grazie a questi due modi diversi di concepire l’utilizzo e la progettazione di sistemi e delle applicazioni informatiche. A tutto ciò si è arrivati col contributo insostituibile di persone speciali come Steve Jobs, ma anche come Dennis Ritchie.

Dunque, se da questo punto di vista il contrapporre in modo conflittuale i due mondi è un’operazione sciocca, non possiamo non sottolineare il fatto che si è voluto “celebrare” solo una parte della medaglia. Si è voluto o si è celebrato e basta. A testimonianza di ciò possiamo citare il fatto che la biografia di Jobs sta andando letteralmente a ruba. Nonostante si conosca molto delle gesta dell’inventore dell’iPad, i “fedeli” vogliono avere una specie di bibbia per potersi meglio addormentare o trovare altre notizie o frasi da mettere nei loro profili o ripetere in qualsiasi circostanza buona. Vogliono poterla scaricare e averla sempre nel loro iPhone o iPad, quasi come fosse un amuleto. La carta stampata, che deve molto a lui per il rilancio del settore dopo l’iniziale crisi dovuta alla diffusione di internet, non perde occasione per riportare qualsiasi notizia riguardante il fondatore della Apple. Ormai la maggior parte delle persone, non addetti ai lavori, crede che prima della Apple ci fosse il medioevo. Crede che il sistema operativo dei Mac sia inviolabile, quasi come fosse stato creato da un alieno. Crede che i suoi concorrenti abbiano copiato tutto. Crede che le limitazioni dei loro aggeggi tecnologici sia il prezzo da pagare per entrare in questo club esclusivo. Continuano, fieri, ad usare i loro bei giocattolini, e intanto però le architetture di Ritchie seguitano a girare e a fare il loro prezioso lavoro silenziosamente. Non devono vendere prodotti, non devono partecipare a eventi speciali, non devono essere sotto i riflettori, non devono curare le azioni delle società quotate in borsa, non devono trovare un look personalizzato con il quale affermarsi, devono semplicemente far funzionare le cose. Pochi se ne sono accorti, pochi se ne accorgono e pochi se ne accorgeranno, ma probabilmente questo è il prezzo da pagare se si vuole essere un GENIO assoluto. Molti non capisco, non comprendo, non sanno, perché ai molti il genio è incompreso.

*Articolo pubblicato sul n° 160 della rivista Beltel

A cosa serve l’iPad?

A quasi due anni dall’uscita dell’iPad, presentato il 27 gennaio 2010 da Steve Jobs, ci siamo chiesti a cosa serva realmente questo dispositivo. Se è solo frutto di una moda passeggera, oppure ha la possibilità di “rivoluzionare” il mondo dell’informatica. Iniziamo dunque a descrivere quello che può fare a confronto con altri dispositivi.

L’iPad non può telefonare come un cellulare (con Skype si)  e dunque se esco di casa devo portarmi un telefono mobile, o meglio ancora uno smartphone (anche quelli a tastiera fisica non necessariamente tipo iPhone) che sappiamo sostituiscono in parte l’utilizzo in mobilità dell’iPad: notizie, informazioni on-line, mappa/navigatore, ecc…

Unico vantaggio – insieme ad una maggior durata della batteria che dovrebbe assicurare un 10 ore anche di uso molto intenso – è che nella navigazione web ho il display più grande, ma anche nella consultazione dei documenti, diciamo per quelli letti “in velocità”. Tale vantaggio si paga nella minore maneggevolezza rispetto ad uno smartphone.

Se mi dovessi trovare al lavoro, o a scuola/università l’utilizzo di un notebook è decisamente migliore. Con 800 euro, ossia per il top di gamma dell’iPad 2 mi posso comprare dei notebook molto potenti con schermo a 13.3 pollici che garantiscono una produttività elevatissima ed una portabilità decisamente buona. Tra un po’ saranno diffusi (ma già esistono) anche quelli con connessione 3g integrata. Inoltre se si possiede un cellulare che ha già una connessione 3g, questa può essere utilizzata dal pc portatile, o con un cavo oppure il vostro telefono potrà fare da router wi-fi, allo stesso modo di quando vi connettete a casa in modalità senza fili. Infine la tastiera fisica al momento è ancora quella che assicura una scrittura migliore o almeno più confortevole se i documenti sono molto lunghi.

Rimane allora da chiedersi a cosa servono i tablet, ed in particolare l’iPad? Se ci fate caso, oltre agli effetti cromatici e di utilizzo tattile, la cosa che sembra essere molto azzeccata sono: la lettura di libri/documenti, la consultazione di cataloghi e dei giornali on-line oppure quelli che si consultano scaricando/caricando le pagine in pdf e simili. Una maggiore maneggevolezza se ad esempio si voglia portare il dispositivo ad una riunione di lavoro o qualcosa del genere.

Se ci spostiamo dal lato multimediale noteremo che: 1) Per le foto/video il dispositivo è invece  troppo grande e la fotocamera è davvero poco performante. 2) Per la visione di un film serve un supporto di appoggio, tipo la nuova cover in dotazione.  3) Per la musica gli altoparlanti sono di qualità poco elevata, meglio le cuffie. 4) Alcune tipologie di giochi possono invece essere ideali altri meno. 5) Nonostante sia potente non assicura di certo le potenzialità di un pc. Si può citare a titolo di esempio l’elaborazione di video molto lunghi e pesanti.

Per il discorso dell’avvio più veloce ricordo che i notebook possono essere messi in standby con un consumo minimo della batteria e dunque un’accensione immediata, tranne ovviamente il primo  che comunque sarà di poco superiore al primo avvio dell’iPad. In ogni caso la durata della batteria dei notebook è minore.

Infine il dispositivo è limitato dal punto di vista dell’archiviazione, che come ben sapete, deve essere risolta con l’utilizzo di un pc o di un notebook.

Che conclusioni allora ne possiamo ricavare? Indubbiamente il lancio di questo prodotto ha avuto il pregio di aggiungere un altro strumento nel panorama dei computer. I suoi concorrenti per cercare di mangiare delle quote di mercato hanno lanciato dispositivi più flessibili e meno limitati, risolvendo in parte qualche handicap che richiamavamo prima. Auspichiamo allora che questa concorrenza possa far evolvere il mercato fino ad arrivare ad un prodotto più maturo. Per il momento sembra che la maggior parte degli utenti non business lo stiano usando come un vero e proprio giocattolino tecnologico….costoso!

Aumentare le prestazioni del vostro netbook

Se possedete un computer con prestazioni basse, come ad esempio può essere un netbook – molto utile se si va spesso in giro ma poco performante proprio perché concepito per far durare più a lungo la batteria – la soluzione può essere l’installazione di un utile programma gratuito in grado di sospendere temporaneamente i processi non necessari di windows, e liberare così la memoria. Ci sono tre tipologie di configurazioni: una pensata per il lavoro, un’altra per i giochi, mentre la terza è del tutto personalizzabile. Con una semplice combinazione di tasti (ctrl+alt+B) si può ritornare facilmente alla configurazione iniziale. Il software assicura un aumento delle prestazioni anche del 40% e oltre. Si chiama JETBOOST e lo si trova su questo sito: www.bluesprig.com

Presentazione del Coaching

Il coaching è un modello relazionale rivolto alle persone e alle organizzazioni che vogliono trasformare i propri obiettivi di crescita e di performance in risultati tangibili la dove hanno difficoltà, perplessità, dubbi. Inizia con la collaborazione personalizzata tra un coach ed un individuo che vi aderisce volontariamente. Non si ricevono direttive dagli altri, ma ci si impegna nello svolgimento delle attività per le quali si nutre il massimo interesse e coinvolgimento con la massima responsabilità. Infatti viene toccato un profondo livello personale di convinzioni, valori e visione della vita al fine di ottenere massimi risultati.

Il coaching rappresenta anche un modello innovativo dello sviluppo e della trasformazione aziendale in quanto “non trasmette” ma “SPINGE” l’individuo ad esprimere le proprie potenzialità attraverso soluzioni ed azioni condivise col coach, a migliorare le competenze legate al proprio ruolo aziendale ed a raggiungere performance migliori. In sintesi può essere considerato un processo TRANSFORMAZIONALE che coinvolge il cuore e la mente degli individui. La trasformazione fa evolvere, facilita l’azione, induce a migliorarsi, generando fiducia, autostima, soddifazione ed interesse nel raggiungere i propri obiettivi.

Perché coaching?

Per sostenere i vantaggi competitivi, per rinnovarsi continuamente e con una velocità senza precedenti, ma anche per sopravvivere in un contesto di mercato che esige continui cambiamenti e flessibilità. Il coaching non sostituisce la formazione, ma la integra innestando dei processi di cambiamento “a catena” che modificheranno l’intera struttura dell’azienda grazie alla trasformazione che produce.

Chi può trarre vantaggio dal coachng?

  • Chiunque sta attraversando una fase di cambiamento in azienda, ma anche personale.
  • Le aziende in start up.
  • Chiunque abbia difficoltà in alcuni ambiti e voglia migliorarsi.
  • Chi vuole creare uno spirito di apprendimento, migliorare l’organizzazione o aumentare la redditività.
  • Chi vuole aumentare la soddisfazione del cliente.
  • Le giovani generazioni di dinamici imprenditori che non si identificano più negli schemi tradizionali e vogliono competere, vincere ed avere successo nella nuova economia mondiale.
  • Chi vuole coinvolgere non solo il singolo individuo, ma l’intero team nel processo produttivo e nel raggiungimento degli obiettivi, riconoscendo i punti di forza e le diversità di tutti i membri.
  • Chi vuole allenarsi a lavorare in squadra e non singolarmente, riconoscendo il conflitto come opportunità per migliorarsi ed acquisire nuove informazioni.
  • Chi vuole aumentare il tasso di fidelizzazione dei dipendenti e diminuire le complicazioni legali.
  • Chi vuole ottenere un’aumentata qualità della vita all’interno ed all’esterno dell’azienda.
  • Chi vuole raggiungere in minor tempo degli obiettivi per-formanti e di lunga portata.
  • Chi vuole crescere, rinnovarsi, migliorarsi.

Come si ottengono questi risultati?

Con più sessioni individuali sviluppate con metodo “one to one“, gestite con professionalità ed impegno nella massima riservatezza. Il primo step è definire i gap o gli skill da migliorare attraverso un colloquio personale o in azienda, con il capo e la/e risorse coinvolte nel processo. Si passa poi a definire un minimo di sessioni necessarie alla sviluppo, sottoscrivendo un contratto di coaching che potrà essere risolto in qualsiasi momento se la risorsa non manifesta volontà e coinvolgimento, o in mancanza di risultati tangibili. In questo caso si pagheranno solo le sessioni effettivamente svolte. Dopo aver instaurato questo rapporto fiduciario il coach monitorerà e sosterrà l’evoluzione del cliente attraverso precise scadenze di lavoro, con le modalità concordate con l’azienda o col singolo cliente.

“SE FAI QUELLO CHE HAI SEMPRE FATTO, OTTIENI QUELLO CHE HAI SEMPRE OTTENUTO.”

Diventare coach

 

Oggi vi parlerò di una opportunità che può essere sfruttata da chi come me ha una partita iva e vuole sviluppare la sua attività. Stiamo parlando del coaching. Innanzitutto vediamo in cosa consiste: “si definisce il coaching come una partnership con i clienti che, attraverso un processo creativo, stimola la riflessione, ispirandoli a massimizzare il proprio potenziale personale e professionale.

Grazie all’attività svolta dal coach, i clienti sono in grado di apprendere ed elaborare le tecniche e le strategie di azione che permetteranno loro di migliorare sia le performance che la qualità della propria vita.”

Per poter iniziare questa professione è necessario frequentare almeno 60 ore in una scuola riconosciuta. Alcune di queste preparano soltanto, mentre poi si dovrà sostenere un ulteriore esame. In altre, nel percorso formativo, è già previsto l’esame valido per la certificazione. Bisogna precisare che non basta solo frequentare il corso e sostenere l’esame. E’ altresì necessario avere 2 lettere di referenze da parte di coach certificati, dieci ore di lavoro con un mentor coach, ed infine almeno 100 ore di esperienza, di cui almeno 75 a pagamento con un minimo di 8 clienti. In alcuni corsi come dicevo già è prevista la realizzazione di ampia parte della documentazione, tranne ovviamente le 75 ore a pagamento. Una volta ottenute tutte queste credenziali si può far richiesta per certificarsi come ACC. Il costo delle scuole si aggirano intorno ai 5000 euro + IVA. Ci sono varie offerte che tengono conto delle varie tipologie di richieste.

Come si può notare il percorso non è facile ma tenendo conto che la professione è giovane ci possono essere degli sbocchi interessanti, oltre al fatto che si possono ricevere delle gratificanti soddisfazioni professionali.

Per Mario Fulvio Bernardini Inviato su Coaching

PowerPivot 1a parte: introduzione all’analisi dei dati

L’ultima realizzazione in casa Microsoft, Office 2010, presenta delle novità interessanti. Nello specifico oggi vogliamo parlare di una nuova funzionalità che è stata aggiunta ad Excel: PowerPivot. Prima però è necessario fare una piccola introduzione sulla gestione dei dati in elenco che serve ad analizzare delle informazioni raccolte con Excel. Molte volte non si hanno delle conoscenze basilari circa i database e quindi i dati vengono inseriti in maniera errata nel foglio. Dunque, prima di analizzare questo nuovo strumento, forniamo alcune regole basilari per lavorare con una base dati:

Come prima cosa è utile inserire un codice univoco per la registrazione dei dati, soprattutto se poi si deve far dialogare il lavoro con altri fogli, per esempio un codice identificativo, o un semplice contatore che può partire da 1, da 100 o in altri modi.

Il secondo consiglio è quello di dedicare una colonna ad un singolo argomento. Ad esempio, se ho la necessità di inserire una informazione riguardante i dipendenti di una azienda, ogni colonna avrà il suo argomento: n° matricola, nominativo, data di assunzione, retribuzione oraria, ecc…. Il problema si presenta quando un singolo argomento, ad esempio la partecipazione ad un corso di formazione, presenta n possibilità. Infatti un impiegato potrebbe frequentare 100 corsi, in una certa data e con un certo costo. Se inserissi nuove colonne ne dovrei aggiungere 300! Si comprende facilmente che è un errore in quanto le vecchie versioni di Excel hanno soltanto 256 colonne. Allora come risolvere il problema? Esistono due modi. Il primo è quello di aggiungere una riga per ogni corso che frequenta l’impiegato. Qui il limite è  rappresentato dal fatto che sono costretto a ripetere le informazioni per n volte,  nominativo, data di assunzione, retribuzione, ecc…. E se poi dovessi fare un’analisi sulla retribuzione troverei ripetuto n volte questo dato, commettendo un errore evidente a meno che non indico per i restanti 99 dati il valore 0. L’altra soluzione è dedicare un secondo foglio a questo problema. Qui avrò il codice impiegato che mi permetterà di far comunicare i due fogli e le sole informazioni riguardanti  i corsi frequentati: cod impiegato, titolo corso, data corso, costo corso. In questo modo anche non volendo usare Access o lo strumento Powerpivot, riuscirò ad ottenere una buona analisi ricorrendo alla funzione CERA.VERT che mi permetterà di far “dialogare” i due fogli appena creati. Infatti, grazie al codice riuscirò a trasportare nel foglio appena creato le informazioni che mi serviranno per l’analisi, per esempio il nominativo associato al codice impiegato.

Una volta fatta questa necessaria premessa, nel prossimo articolo vi parlerò più dettagliatamente della nuova funzionalità di Excel.

Test HACCP on-line (in inglese)

Un’agenzia americana, operante nel Dipartimento della salute pubblica a Los Angeles, ha pubblicato on-line un test, in inglese, per permettere, a chi è interessato a svolgerlo, di ottenere una “prova” sulle sue conoscenze riguardo la sicurezza alimentare “domestica”. La cosa interessante è che alla fine vengono anche spiegati dettagliatamente gli errori commessi proprio in un’ottica di creazione della famosa cultura della sicurezza, volta a ridurre le intossicazioni domestiche che secondo alcune statistiche rappresentano oltre la metà di tutte le intossicazioni registrate.

Di segluito il link per effettuare il test:

http://www.lapublichealth.org/phcommon/public/eh/fsquiz/

Per Mario Fulvio Bernardini Inviato su HACCP

L’importazione dei dati automatica in Excel

Nella gestione dati si può presentare il problema di dover importare dei dati da altri file, e per il caso specifico da file formato .txt che generalmente vengono utilizzati dai software gestionali o da macchinari per restituire delle informazioni. La procedura standard è quella di andare nel menù (o scheda per office 2007) dati e poi scegliere carica dati esterni. Per la versione 2007 c’è il comando “da testo”. Da qui si apre una procedura guidata per poter importare correttamente i dati.
Fin qui nessun problema, ma se ho la necessità di importare molti file di testo, certamente non posso ripetere tale procedura diverse centinaia di volte, se non migliaia! In questo caso dovremmo utilizzare una macro che gestirà in modo automatico l’importazione.
Per prima cosa dovremo rinominare i file di testo in modo da avere una sequenza di file. Selezionarli tutti e dare un nome. Automaticamente gestione risorse metterà delle parentesi per creare delle copie del file: ad esempio se si da il nome prova, gli altri file saranno rinominati con prova (2), prova (3) e così via. Rinominare il primo file con prova (1).  A questo punto si potrà creare la macro che gestirà l’importazione. Successivamente bisognerà registrare la procedura d’importazione dati per un solo file, per poi modificarla per poter gestire il tutto in maniera automatica. Una volta creata questa macro si dovrà aggiungere il seguente codice:

Sub Macro3()

Const percorso As String = “TEXT;C:\Documents and Settings\MFB\Documenti\importazione\prova (“
Const fine As String = “).txt”
Dim percorsofinale As String
Dim numero As String
Dim n As Integer
Static mintconteggio As Integer

Come prima cosa si creano le variabili e le costanti per gestire il percorso dei file che in questo esempio sono nella cartella importazioni della directory Documenti.

Do Until mintconteggio = 100

n = mintconteggio + 1
numero = n

percorsofinale = percorso & numero & fine

MsgBox percorsofinale

Le ultime due righe si posso cancellare in quanto controllano solamente che avete inserito il percorso giusto. Il secondo passaggio consiste nel far in modo che il percorso si modifichi fino al file prova (100)


‘ Macro3 Macro

‘ Scelta rapida da tastiera: CTRL+i

Application.Goto reference:=”database”
Selection.End(xlDown).Select
Cells(65536, 1).End(xlUp).Offset(1, 0).Select
ActiveWorkbook.Names.Add Name:=”ultimariga”, RefersTo:=ActiveCell

Qui si creano i riferimenti per l’immissione dei dati. Il nome “database” si riferisce alla cella $A$1, mentre “ultimariga” alla cella $A2$ perché ipotiziamo che nella prima riga ci siano le intestazioni dei dati. Segue la macro scritta automaticamente da excel per importare i dati.

With ActiveSheet.QueryTables.Add(Connection:= _
percorsofinale, Destination:=Range(“ultimariga”))
.Name = “1″
.FieldNames = True
.RowNumbers = False
.FillAdjacentFormulas = False
.PreserveFormatting = True
.RefreshOnFileOpen = False
.RefreshStyle = xlInsertDeleteCells
.SavePassword = False
.SaveData = True
.AdjustColumnWidth = True
.RefreshPeriod = 0
.TextFilePromptOnRefresh = False
.TextFilePlatform = 850
.TextFileStartRow = 2
(Per far iniziare l’importazione dalla seconda riga del file di testo in quanto nella prima si presume che ci siano le intestazioni. In caso contrario inserire 1)
.TextFileParseType = xlDelimited
.TextFileTextQualifier = xlTextQualifierDoubleQuote
.TextFileConsecutiveDelimiter = True
.TextFileTabDelimiter = False
.TextFileSemicolonDelimiter = False
.TextFileCommaDelimiter = False
.TextFileSpaceDelimiter = True
.TextFileColumnDataTypes = Array(1, 1)
.TextFileTrailingMinusNumbers = True
.Refresh BackgroundQuery:=False
End With

Da qui in poi si ripete la procedura per il numero di volte impostato nel DO LOOP


mintconteggio = mintconteggio + 1
ActiveWorkbook.Names(“ultimariga”).Delete
Loop
mintconteggio = 0
End Sub

L’ordinamento in Excel

Quando si deve ordinare un database, o meglio un foglio di Excel che contiene dei dati in elenco, la procedura standard consiste nel posizionarsi su di una cella qualsiasi contenente un valore, cliccare sul menù dati e poi la voce ordina. Nella finestra contestuale è possibile ordinare solo in modo crescente o decrescente (versione fino a Office 2003). Tuttavia se si clicca su opzioni è possibile accedere in un menù a tendina dove sono presenti degli elenchi personalizzati e dunque si può ottenere un ordine in base a questi elenchi. Per esempio si potrà ordinare i dati su base Regionale, ma non in ordine alfabetico bensì per posizione geografica o per importanza secondo quello che si vorrà ottenere. Per aggiungerli bisogna cliccare sul menù strumenti, opzioni e poi scegliere la voce elenchi. In questa area di lavoro è possibile aggiungerne degli altri per poi utilizzarli successivamente. C’è da dire, però, che nella versione di Office 2007 questo aspetto è stato migliorato in quanto nei criteri di ordinamento (sempre andando in dati e poi ordina) sotto ordine c’è la possibilità di accedere all’elenco personalizzato e aggiungerlo direttamente da qui, senza dover entrare nelle opzioni per poi ritornare alla procedura dell’ordinamento.