Il 13 ottobre si è diffusa la notizia che Dennis Ritchie, inventore del linguaggio di programmazione C, del sistema Unix, e fautore della filosofia dell’ “open source” si fosse spento pochi giorni prima all’età di 70 anni. La sua opera è stata di fondamentale importanza se si pensa che le moderne architetture informatiche si basano proprio sul suo inestimabile contributo, ed ancora oggi il suo linguaggio è tra i più apprezzati dai programmatori di tutto il pianeta. Da esso derivano i più moderni C++ e il linguaggio Java. Sistemi operativi come Linux, Windows e Mac Os X girano anche grazie alle idee geniali di Ritchie. La sua morte è avvenuta quasi in concomitanza con quella di Steve Jobs, fondatore della Apple e inventore della filosofia del “think different”, possibilmente però all’interno dei loro sistemi chiusi! In rete e non solo, Jobs ha ricevuto una valanga di attenzioni, di messaggi, di articoli. Le bacheche dei social network ripetevano con trasporto e ossessione la sua celebre frase: “stay hungry, stay foolish”. Ritchie praticamente solo qualche rigo malinconico e il ricordo di tante persone appassionate nei loro blog e nel giro del passaparola, soprattutto tra gli addetti ai lavori. Tutte quelle energie, tutti quei sentimenti tradotti in miliardi di byte, nel giorno del triste annuncio della Apple, si sono mossi con i mattoni di Ritchie. Sembra, che gli stessi mattoni il 13 ottobre si siano fermati increduli, quasi a testimoniare il silenzio, il vuoto incolmabile per il loro padre morto.
Anche il tragico destino ha voluto confrontare questi due grandi uomini facendoli morire a pochi giorni di distanza, entrambi a causa di una terribile malattia della quale nessuno ancora possiede tutti i codici sorgenti per modificarla e renderla innocua. Anche lui ha voluto contrapporre le due filosofie, le reazioni della gente, dei giornali, delle televisioni, della rete. Anche lui ha voluto partecipare all’eterna disputa tra i “fedeli” della mela morsicata e i seguaci oltranzisti del software libero a tutti i costi.
A tal proposito possiamo fare alcune considerazioni. È ragionevole pensare che dal punto di vista del consumatore questa eterna disputa non possa che giovargli, in quanto il prevalere di una delle due concezioni porterebbe ad un peggioramento dei prodotti e ad una minore offerta che al contrario può avere se si mantiene questo dualismo. Se riflettiamo un attimo, da un lato abbiamo invenzioni di alta qualità, estremamente ricercati nei materiali, nel design e molto affidabili. Abbiamo interfacce “semplici” che permettono l’utilizzo di oggetti molto sofisticati praticamente a tutti. Abbiamo un’idea sottostante che indica come la qualità debba essere pagata se la si vuole mantenere nel tempo. Dall’altro abbiamo la filosofia dell’”open source” che non vuole blindare le sue creazioni, ma vuole unire le intelligenze di molti al fine di ottenere risultati sempre migliori. Abbiamo la volontà di estendere la fruizione dei software e dei contenuti multimediali alla maggior parte delle persone senza costi eccessivi. Abbiamo la convinzione che “l’informatica” debba essere al servizio di tutti. Se diamo un’occhiata agli ultimi smartphone o tablet android noteremo un’attenta cura dei materiali e del design, un sistema decisamente più aperto e flessibile del suo diretto concorrente e la possibilità di utilizzare delle applicazioni gratuite molto valide e complete. Così come Apple, le stesse applicazioni possono avere poi un upgrade a pagamento per le utilità più sofisticate. Tutte le applicazioni sono facilissime da usare e non richiedono particolari configurazioni per un utilizzo normale. A tutto questo si è arrivati grazie a questi due modi diversi di concepire l’utilizzo e la progettazione di sistemi e delle applicazioni informatiche. A tutto ciò si è arrivati col contributo insostituibile di persone speciali come Steve Jobs, ma anche come Dennis Ritchie.
Dunque, se da questo punto di vista il contrapporre in modo conflittuale i due mondi è un’operazione sciocca, non possiamo non sottolineare il fatto che si è voluto “celebrare” solo una parte della medaglia. Si è voluto o si è celebrato e basta. A testimonianza di ciò possiamo citare il fatto che la biografia di Jobs sta andando letteralmente a ruba. Nonostante si conosca molto delle gesta dell’inventore dell’iPad, i “fedeli” vogliono avere una specie di bibbia per potersi meglio addormentare o trovare altre notizie o frasi da mettere nei loro profili o ripetere in qualsiasi circostanza buona. Vogliono poterla scaricare e averla sempre nel loro iPhone o iPad, quasi come fosse un amuleto. La carta stampata, che deve molto a lui per il rilancio del settore dopo l’iniziale crisi dovuta alla diffusione di internet, non perde occasione per riportare qualsiasi notizia riguardante il fondatore della Apple. Ormai la maggior parte delle persone, non addetti ai lavori, crede che prima della Apple ci fosse il medioevo. Crede che il sistema operativo dei Mac sia inviolabile, quasi come fosse stato creato da un alieno. Crede che i suoi concorrenti abbiano copiato tutto. Crede che le limitazioni dei loro aggeggi tecnologici sia il prezzo da pagare per entrare in questo club esclusivo. Continuano, fieri, ad usare i loro bei giocattolini, e intanto però le architetture di Ritchie seguitano a girare e a fare il loro prezioso lavoro silenziosamente. Non devono vendere prodotti, non devono partecipare a eventi speciali, non devono essere sotto i riflettori, non devono curare le azioni delle società quotate in borsa, non devono trovare un look personalizzato con il quale affermarsi, devono semplicemente far funzionare le cose. Pochi se ne sono accorti, pochi se ne accorgono e pochi se ne accorgeranno, ma probabilmente questo è il prezzo da pagare se si vuole essere un GENIO assoluto. Molti non capisco, non comprendo, non sanno, perché ai molti il genio è incompreso.
*Articolo pubblicato sul n° 160 della rivista Beltel